Per migliorare la credibilità delle schede Google, le informazioni fornite devono essere sempre complete e aggiornate. Alcune informazioni hanno un impatto particolarmente importante sul posizionamento delle schede, e questo ha portato allo sviluppo di pratiche di ottimizzazione cosiddette “fraudolente”.

Una delle più comuni è il Keyword stuffing: una pratica efficace per salire nei primi risultati, ma contraria alle regole dei motori di ricerca. Per questo motivo, chi la utilizza verrà penalizzato.

Cos’è il Keyword stuffing?

Il Keyword stuffing è l’utilizzo di parole-chiave in eccesso, sovraccaricare una pagina web di parole chiave con lo scopo di influenzare il posizionamento di un sito nei risultati di ricerca.

Un esempio ricorrente è quello di aggiungere parole chiave all’interno del nome della scheda del punto vendita o nell’elenco dei servizi, con lo scopo di essere trovati più facilmente. Generalmente, le parole chiave integrate sono la città, il settore e l’attività dell’impresa.

Nel caso del nome dello store, si parla di Keyword stuffing quando il nome visualizzato sulle schede è diverso dal nome reale. Google considera come nome vero di uno store, quello che appare sull’insegna, sul logo, sul sito web, o anche quello annunciato per telefono ai clienti. Ma, come possiamo vedere qui sotto, spesso questa regola non viene rispettata.

Quali sono le conseguenze del Keyword stuffing?

Il Keyword stuffing ha un impatto negativo sull’esperienza dell’utente e, come abbiamo detto, le imprese che lo utilizzano vengono punite dai motori di ricerca, in quanto riportano contenuti di scarsa qualità. A questo proposito Google, nel corso degli anni, ha lanciato diversi aggiornamenti per limitare queste pratiche:

  • 2011: lancio di Panda, il primo aggiornamento dell’algoritmo che mira a penalizzare questi comportamenti scorretti sui siti web. Se Panda rileva un Keyword stuffing su una pagina web, Google non mostra più il sito nei suoi risultati.
  • 2013: lancio di Hummingbird, che permette di prendere in considerazione il linguaggio “naturale”, cioè un insieme di parole nel suo insieme e non più indipendentemente l’una dall’altra. Questo aggiornamento migliora il posizionamento dei contenuti “naturali”, piuttosto che quelli pieni di parole chiave.
  • 2019: l’aggiornamento Bert, che tiene conto delle parole di transizione e delle sfumature del linguaggio.
  • 2021: l’aggiornamento di Google Vicinity, il più recente, che ha diminuito notevolmente l’impatto del nome del punto vendita nel ranking, sempre con lo scopo di limitare l’uso del Keyword stuffing.

Dall’inizio dell’anno, tantissime imprese che usano il Keyword stuffing sono scese nei risultati.

In termini concreti, quali sono le conseguenze se fai un Keyword stuffing sulle tue schede business e Google lo rileva?

  1. Un avvertimento via e-mail;
  2. Una sospensione “parziale” delle schede: le schede rimangono visibili su Google, ma non sarà più possibile modificarle;
  3. Una sospensione “dura” delle schede: le schede scompaiono completamente da Google e le recensioni e le foto saranno perse.

Uno studio di SterlingSky mostra che su cinquanta schede segnalate, il 60% ha ricevuto un avvertimento, il 20% è stato parzialmente sospeso e il 20% sospeso duramente.

Nel caso di una sospensione “dura”, ci sono due possibili soluzioni:

  • contattare il supporto di Google per chiedere di rendere le schede accessibili (il che può richiedere diversi mesi);
  • ricominciare da zero creando nuove schede.

Cosa si dovrebbe fare allora?

Il Keyword stuffing è efficace a breve termine, ma rischioso a medio e lungo termine.

Raccomandiamo quindi di evitare il più possibile l’uso di questa e di qualsiasi altra pratica volta a ingannare l’algoritmo di Google.


Come sempre, siamo a vostra disposizione per consigli sul posizionamento online e la visibilità delle vostre schede aziendali. Se avete domande, o se avete bisogno di supporto nella gestione della vostra visibilità online, contattateci via e-mail all’indirizzo contact@partoo.it o attraverso il bottone sottostante.

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