Dove si gioca davvero la Voce del Cliente nel percorso d’acquisto?

the voice of customer within the customer journey

Se l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando molte cose, alcune restano, invece, immutabili. Le tradizionali fasi del percorso cliente ne fanno parte. Le conosci bene: la scoperta, la valutazione, l’acquisto, la fidelizzazione e, infine, la raccomandazione.

Quello che cambia è il modo in cui la soddisfazione dei tuoi clienti si manifesta lungo questo percorso, ma anche le opportunità che si presentano per intercettare ciò che dicono di te.

In questo articolo ti diamo le chiavi per capire dove si gioca la Voce del Cliente in ogni fase del percorso, i momenti cruciali da non perdere e i punti di attrito che possono costarti dei clienti!

voce del cliente nel percorso d'acquisto infographic

Dal primo segnale alla raccomandazione: dove interviene la Voce del Cliente?

In ciascuna di queste fasi, l’elemento centrale che circola tra il cliente e l’azienda è la sua soddisfazione, espressa o percepita. È quella che chiamiamo Voce del Cliente — l’insieme dei segnali, espliciti o impliciti, attraverso cui un cliente fa sapere cosa pensa della sua esperienza.

Questa voce non procede a senso unico: a volte è il cliente a riceverla, quando consulta l’esperienza passata di altri, a volte, invece, è il cliente stesso ad emetterla, diventando a sua volta fonte di informazione per qualcun altro.

Più che un percorso lineare che si fermerebbe alla raccomandazione, quindi, quello che si configura è un vero e proprio ciclo: il cliente che ti scopre oggi si basa sulla voce di chi l’ha preceduto. E il cliente che fidelizzi oggi diventerà, domani, la voce che ne attirerà un altro.

Fase del percorsoA cosa corrispondeDove si manifesta la Voce del Cliente
ScopertaIl cliente identifica un bisogno e cerca, di solito online, un’azienda, un prodotto o un servizio in grado di soddisfarlo.Recensioni che alimentano il posizionamento locale e la visibilità nei risultati IA
ValutazioneIl cliente confronta diverse opzioni prima di scegliere quella più adatta in base a criteri personali.Recensioni confrontate tra attività, valutazione media, raccomandazione IA ricevuta (basata sulle recensioni)
AcquistoIl cliente passa all’azione. Per un’attività locale, significa una prenotazione, una visita in punto vendita, una richiesta di preventivo.Confronto tra l’esperienza vissuta e ciò che ci si aspettava consultando le recensioni o la scheda Google 
Fidelizzazione (o esperienza post-acquisto)Il cliente utilizza il prodotto o fruisce del servizio nel tempo, valuta la propria esperienza, contatta il servizio clienti, se necessario. È questo il momento che determina se tornerà.Recensione sollecitata, risposta a un sondaggio di soddisfazione (NPS/CSAT)
RaccomandazioneIl cliente condivide la sua esperienza con altri, in positivo o in negativo, in particolare attraverso le recensioni online.Recensione spontanea lasciata online, passaparola digitale o fisico, post sui social media

Il momento della verità

Detto ciò, non tutti i momenti del percorso cliente hanno lo stesso peso, alcuni contano molto più di altri nella percezione finale dell’esperienza cliente. E questi punti, decretano il momento della verità.

Negli anni ’80, Jan Carlzon, allora CEO della compagnia aerea Scandinavian Airlines (SAS), ha diffuso l’idea che ogni interazione tra un cliente e un’azienda, anche brevissima, è un istante decisivo in cui si forma la percezione che il cliente ha del brand.

Una percezione che, una volta diventata negativa, può essere difficile da recuperare: secondo lo studio Experience is Everything di PwC, il 32% dei consumatori dichiara che abbandonerebbe un brand che apprezza dopo una sola esperienza negativa.

Nel 2011, quasi trent’anni dopo, Google si appropria del concetto e introduce lo ZMOT (Zero Moment of Truth). È il momento in cui il cliente cerca informazioni ancora prima del primo contatto diretto con l’azienda, tipicamente, leggendo recensioni o cercando online, prima di spostarsi o chiamare. Copre sia la fase di scoperta che quella di valutazione, prima di qualsiasi contatto diretto col brand.

Il concetto si diffonde rapidamente e trova diverse declinazioni:

  • FMOT (First Moment of Truth): il primo contatto diretto (entrare nel negozio),
  • SMOT (Second Moment of Truth): l’utilizzo reale del prodotto o del servizio,
  • TMOT (Third Moment of Truth): la condivisione dell’esperienza a posteriori, tramite recensioni o passaparola.

I responsabili della CX hanno compreso a pieno la posta in gioco di questi momenti: l’85% di loro afferma che un singolo problema irrisolto è sufficiente a far perdere un cliente, anche fin dal primissimo contatto, come rivela il report CX Trends 2026 di Zendesk.

Come l’IA sta rivoluzionando lo “Zero Moment of Truth”

Con una ricerca Google classica, il cliente ottiene direttamente diverse schede e le relative recensioni tra cui scegliere. Con l’integrazione dell’IA conversazionale nei motori di ricerca (AI Mode, AI Overviews), è ora quest’ultima a prendere il controllo. Più che risultati di ricerca da selezionare e confrontare, l’IA propone direttamente delle raccomandazioni, a volte con un numero più ridotto di attività suggerite. Le recensioni dei clienti sono, infatti, tra le principali fonti utilizzate dagli LLM. L’IA si impone così progressivamente come una nuova interfaccia tra i tuoi futuri clienti e i tuoi clienti passati. Un’evoluzione della ricerca locale da non ignorare.

Con una ricerca Google classica, il cliente ottiene direttamente diverse schede e le relative recensioni tra cui scegliere. Con l’integrazione dell’IA conversazionale nei motori di ricerca (AI Mode, AI Overviews), è ora quest’ultima a prendere il controllo. Più che risultati di ricerca da selezionare e confrontare, l’IA propone direttamente delle raccomandazioni, a volte con un numero più ridotto di attività suggerite. Le recensioni dei clienti sono, infatti, tra le principali fonti utilizzate dagli LLM. L’IA si impone così progressivamente come una nuova interfaccia tra i tuoi futuri clienti e i tuoi clienti passati. Un’evoluzione della ricerca locale da non ignorare.

Le frizioni più frequenti e i segnali deboli da monitorare

In ogni fase del percorso cliente, il momento della verità è quel punto di svolta dell’esperienza, che porta verso un giudizio positivo, o negativo. In un secondo tempo, può alimentare una recensione di un certo tipo, una risposta a un questionario di soddisfazione, o entrambe.

Queste frizioni non rispecchiano problemi generici e vaghi, per i quali non c’è niente da fare. Al contrario: ciascuna corrisponde a un momento preciso dell’esperienza cliente che è andato storto, e che è possibile identificare.

Le frizioni possono assumere molte forme e intervenire in qualsiasi fase del percorso:

  • Un’informazione pubblicata online (orario di apertura, disponibilità di un prodotto o servizio) non corrisponde più alla realtà quando il cliente si presenta in loco.
  • Il cliente aspetta alla cassa o all’accoglienza più a lungo di quanto si aspettasse, senza che nessuno del personale sia disponibile per occuparsi di lui.
  • Un cliente avvia una richiesta su un canale (chat, modulo online) e deve poi riprenderla su un altro (telefono, filiale), senza che il suo interlocutore sappia cosa ha già spiegato.
  • Dopo la firma di un contratto, passano settimane prima che il team tecnico prenda davvero il testimone, per avviare il progetto.
  • Un cliente lascia una recensione o un messaggio per segnalare un problema e riceve in risposta un testo generico che non menziona nulla di ciò che ha descritto.

Tutte le frizioni menzionate condividono un punto in comune: un’esperienza negativa. C’è un’interazione col tuo brand, ma si trasforma in disagio o delusione, rischiando di finire nelle tue recensioni o sondaggi.

Esiste un’altra categoria di frizioni, che non consiste in un’interazione sbagliata, ma nella mancata occasione di entrare in contatto con il cliente, a causa di un problema a monte. Il cliente non si manifesta, l’azienda non lo sa, e nessun segnale, né una recensione né un reclamo, rileva il problema. Queste occasioni mancate sono più difficili da individuare, in quanto non lasciano, per definizione, alcuna traccia. Ecco alcuni esempi:

  • Chiedendo a un’IA conversazionale di consigliargli un’azienda per il suo bisogno, il cliente non vede mai comparire quella che si trova a pochi minuti da casa sua.
  • Il cliente è in dubbio tra diverse attività simili e, in assenza di recensioni recenti su una di quelle, si orienta verso quella che ne mostra di più, senza alcuna correlazione con la qualità reale del servizio.
  • Il cliente, a posteriori, soddisfatto della sua esperienza, lascia l’attività senza essere al corrente di poter lasciare una buona recensione o sondaggio per renderlo noto.

Come identificare i segnali deboli… prima che il cliente se ne vada

Individuare una frizione dopo che ti ha già fatto perdere un cliente è un processo che arriva  troppo tardi! I feedback dei clienti contengono diversi indicatori che permettono di rilevarla in anticipo, anche se, presi singolarmente, a volte possono passare inosservati. Ad esempio:

Il calo progressivo della quota di recensioni positive: puoi rilevarlo confrontando la percentuale di recensioni a 4-5 stelle su un arco temporale (mese per mese), senza concentrarti sulla valutazione media delle schede. Attenzione: è un indicatore che si perde facilmente se ci si focalizza unicamente sulla valutazione media, costruita su centinaia di recensioni e che si muove molto lentamente…

Il progressivo allungamento dei tempi di risposta alle recensioni o ai messaggi dei clienti. È un segnale spesso invisibile internamente, ma rivela un doppio problema: un tempo che si allunga non è solo un problema di qualità del servizio percepita dal cliente, è spesso anche il segnale di un’organizzazione interna che comincia a perdere il ritmo.

Il ritorno ricorrente di una stessa parola chiave o tema negativo in più recensioni. Non è solo l’espressione di un’opinione negativa a dover far riflettere, ma la ripetizione della stessa parola o della stessa idea in più recensioni. Come individuarlo a livello di rete? Attraverso un’analisi tematica o un tagging automatico delle recensioni, piuttosto che una lettura manuale recensione per recensione, impossibile da sostenere non appena si superano una decina di punti vendita.

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Il divario crescente tra la valutazione media nelle recensioni e il punteggio ottenuto nei sondaggi di soddisfazione interni (NPS/CSAT) nello stesso periodo. Se i due evolvono in direzioni opposte, o divergono sempre di più, è il segnale che uno dei due canali sta captando qualcosa che l’altro non coglie. Un confronto più approfondito delle performance e un’analisi semantica dei feedback aiutano a identificare cosa alimenta questo scarto.

La concentrazione delle recensioni negative su una stessa attività o punto vendita preciso, mentre la media della rete resta stabile. È un segnale particolarmente importante, in quanto una media calcolata sull’intera rete può mascherare un problema preciso di un singolo punto vendita, invisibile se non si scende nel dettaglio di ogni attività.

“Close the Loop”: come passare dalla lettura all’azione?

Una volta identificate le frizioni e analizzati i segnali, rimane una domanda aperta: da dove cominciare? Non tutti gli assi di miglioramento meritano la stessa attenzione, né possono sempre essere avviati a livello di sede centrale.

Alcune frizioni sono puntuali, specifiche di un’attività isolata, e riguardano il campo operativo: è, quindi,  il team locale, quello che conosce i suoi clienti e li incontra ogni giorno, ad essere più adatto a correggerle rapidamente.

Altre, invece, sono sistematiche: si ripetono da un punto vendita all’altro e rivelano un problema di fondo in un processo condiviso da tutta la rete. È grazie alla visione d’insieme che permettono gli strumenti di Voce del Cliente che la sede centrale può pilotare questo tipo di aggiustamenti.

È qui che deve giocarsi una vera collaborazione tra i due livelli:

  • alla sede centrale spetta la capacità di individuare ciò che si ripete, di definire le priorità sugli aspetti per cui vale la pena e dare al campo operativo i mezzi per agire;
  • al locale spetta l’attuazione concreta, a diretto contatto con il cliente, con una conoscenza fine che la sede non avrà mai dal suo dashboard.

Questi sforzi devono, però, inserirsi in una logica di continuità, per poter davvero migliorare la percezione e quindi la soddisfazione dei clienti.

Per una rete di molti punti vendita, il  rischio è di non rendere duraturo il ciclo di miglioramento derivante dalla Voce del Cliente. Più sono i punti vendita, più le realtà locali possono sfuggire facilmente. Una lettura statica del percorso cliente fa accumulare ritardo su ciò che dicono davvero i tuoi clienti e le difficoltà che vivono i tuoi team.

Non vedere quindi questo lavoro come un audit puntuale, una volta l’anno. La Voce del Cliente — recensioni e feedback insieme — è proprio il meccanismo che ti permette di alimentare questa lettura in modo continuo, sia a livello centrale che locale.

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